Età Giulio-Claudia

-L’età augustea finisce nel 17 d.C. con la morte di Ovidio e Livio

-A Roma la situazione era tranquilla, non vi erano guerre significative. I più giovani erano nati dopo la Battaglia di Azio, i più anziani durante le guerre civili; non rimanevano tanti che avessero conosciuto la Repubblica.

Augusto non aveva mai espressamente nominato un successore. Alla sua morte, nel 14 d.C., non gli restò altro che adottare uno dei due figli di primo letto della moglie Livia, Tiberio Claudio Nerone. Augusto in un primo momento tentò di opporre resistenza, ma alla fine dovette accettare la situazione. Dal momento in cui Tiberio ascese al potere il vertice dell’impero passava ad una nuova gens, quella dei Claudi; da qui il nome della dinastia Giulio-Claudia che copre gli anni dal 14 d.C. al 68 d.C. (anno della morte di Nerone). Tale dinastia venne così chiamata dal nomen (il nome di famiglia) dei primi due imperatori: Caio Giulio Cesare Ottaviano (l'imperatore Augusto), adottato da Cesare e dunque membro della gens Giulia e Tiberio Claudio Nerone, appartenente per nascita alla gens Claudia. I quattro imperatori furono: Tiberio (14-37 d.C.), Caligola (37-41 d.C.), Claudio (41-54 d.C.), Nerone (54-68 d.C.).

 

Augusto restaurò effettivamente il principato, ma non voleva essere definito sovrano, anche se lo era a tutti gli effetti. Si nominava per l’appunto primus inter pares (il primo tra i pari). Dopo Augusto la speranza che il suo regno fosse soltanto una parentesi svanì. Il principato era ormai la realtà effettiva e non fu messo in discussione per i successivi quattro secoli e mezzo. Con i Claudi nacque l’impero, la tirannia e il dispotismo: vi era un princeps, vennero smantellate le istituzioni che erano state mantenute da Augusto. Non fu una monarchia illuminata, ma assoluta.

 

Cosa cambiò con i Claudi?

 

L’alter ego del potere divenne il senato. Si creò una grande scissione, che non si risanerà più, tra il senato e gli anziani. Il senato divenne dunque esautorato, di basso profilo culturale per favorire la strumentalizzazione. I vecchi, che erano depositari di una cultura diversa, riflettevano un’opposizione dissidente; non abbassarono la testa all’autarchia. Essi erano guidati dal pensiero stoico, filosoficamente parlando. Diedero vita ad un nuovo genere letterario definito “exitus illustrium virorum”: una sorta di diario per testimoniare che per la libertà di parola non hanno piegato la testa.

 

Si creò una nuova classe sociale: quella dei liberti, gli schiavi liberati. Questa nuova categoria sociale veniva nominata dall’imperatore ed era la parte della società ricca, ma piuttosto poco istruita. Furono impiegati nei ranghi dell’amministrazione. Nella società romana rimaneva un forte classismo e nessun aristocratico accettava di prendere ordini da un ex-schiavo; inoltre i liberti nel corso del I secolo d.C. giunsero ad accumulare grandi ricchezze.

 

(Una descrizione accurata di tutto ciò possiamo trovarlo nel Satirico di Petronio, che è il manifesto di questa nuova società)

 

Nel 68 d.C. l’età dei quattro imperatori si concluse, con la morte di Nerone. Il suo principato era iniziato nel 54 sotto la stretta collaborazione tra principato e senato, segno visibile dalla presenza del suo precettore, il filosofo Seneca. I primi cinque anni di regime neroniano sono passati alla storia con il nome di quinquennio felice. Presto il delirio di onnipotenza del principe finì per travolgere ogni suo più stretto collaboratore. Una prima ribellione si ebbe con la cosiddetta Congiura dei Pisoni: fu però scoperta e in essa persero la vita il poeta Lucano, Petronio, lo stesso Seneca. Nerone, perso l’appoggio degli eserciti provinciali, abbandonò la capitale e fuggì; durante la fuga si fece uccidere, non lasciando eredi al trono dato che la dinastia giulio-claudia era stata estinta per eventuali rivali al trono.

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