Età Giulio-Claudia

Cambiamenti nei generi letterari:

 

  • Oratoria: aveva perso valore già sotto Augusto, veniva studiata solo come genere letterario per esercizio, come un manuale di regole. Questa si esplicitava nelle “suasoriae”, discorsi destinati a persuadere, e le “controversiae”, discorsi destinati a controbattere.
  • Epica: sotto Augusto l’Eneide era l’emblema del principato (propaganda per la pietas, invito ad obbedire, mos maiorum, etc) in una perfezione formale e stilistica. Venivano esaltati i valori positivi e apollinei. Durante l’età giulio-claudia l’epica metteva in luce in modo oggettivo gli aspetti neri del potere. Era diventata una sorta di anti-epica. Per quanto riguarda Lucano si parla addirittura di epica noir; nella Pharsalia infatti afferma il fallimento del potere che deriva dallo scontro tra Cesare e Pompeo. I protagonisti riflettono gli anti-valori. E’ utilizzato uno stile pesante, barocco, delle volte con aspetti macabri.

 

  • Filosofia: prende piede lo stoicismo. La fortuna di questa dottrina era già saldata durante l’età augustea, ma come una filosofia legata fortemente all’attività politica. Durante l’età dei quattro imperatori era diventata una ricerca della libertà interiore, finalizzata a difendersi dal dominio, a contrapporre al dominio imperiale il dominio di sé, o meglio trovare l’indipendenza interiore. E’ per questo che si ispirarono a tale filosofia molti oppositori del principato, che corrispondevano ai depositari degli antichi valori. (Bona mens: filosofia in res, non in verbus). Molto spesso gli stoici, quando cercavano di trovare uno spiraglio, ma non riuscivano a dare una buona giustificazione dello stato si uccidevano per non sprofondare. Dopo le guerre civili venne persa e abbandonata la pace, perciò lo stoicismo affiorava come una ricerca di qualcosa che potesse salvare le anime. Accanto allo stoicismo affioravano culti misterici che compensavano ciò che nell’hic et nunc le persone non avevano. Il cristianesimo quando per la prima volta fu conosciuto a Roma portò scalpore, poiché il pensiero di uguaglianza cristiana cozzava con ciò che si era creato; questo culto per le brutture della vita poneva la vita dopo la morte.

 

  • Storiografia: all’interno di essa si creò una scissione: da un lato era presente una storiografia adulatoria e convergente con il potere, per esempio Patercolo; dall’altro una storiografia opposta al regime. Chi componeva testi storiografici basati sull’attenta descrizione dei fatti reali faceva una brutta fine, andando incontro alla censura e poi la morte. La storiografia vera e propria di fatto era finita, riapparirà solo con i Flavi.
  • Tragedia: Seneca riscrisse le tragedie greche per una declamazione in circoli ristretti; non ebbe dunque i risvolti positivi avuti in Grecia e non fu mai un fatto collettivo.
  • Fiaba: destinata a descrivere l’arroganza dei potenti, la miseria degli oppressi e le spaventose disuguaglianze.
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