Fichte

Vita (1762-1814)

 

Il problema è: La soggettività umana ha limiti o no?

 

Per Kant i dati sensibili non vengono elaborati da noi. Con ciò egli valorizza la soggettività, ma non toglie il residuo di oggettività, i dati sensibili, che non sono una nostra elaborazione.

Per Fichte invece la soggettività non ha limiti, tutto ciò che esiste è una nostra elaborazione culturale. La cultura umana non è solo ciò che elaboro io, ma ciò che elaboro si intreccia con l'elaborato di tutti, anche di generazioni precedenti. Da ciò si può dedurre che siamo sempre immersi in una elaborazione culturale, definendo l'Io con il tutto (L'Io è tutto dirà lo stesso Fichte) poiché la realtà è soggettiva.

 

Lo schema di origine Kantiana rivisitato da Fichte è questo:

 

Io Puro

dati sensibili + forme a priori

 

L'Io puro produce i dati sensibili inconsapevolmente, mentre utilizza le forme a priori consapevolmente. Un indirizzo opposto a questa visione è la socio-biologia, la quale dice che tutto ci sembra frutto di  un'ambientazione culturale, ma non lo è (un esempio è il trucco della donna).

 

All'Io devono essere ricondotti tutti gli aspetti della realtà:

 

-Natura (Non Io)

Io:

-Soggetti individuali (Io)

 

L'Io produce la natura, quindi la natura è un prodotto culturale. Questa è chiamata “Non Io” perché a prima vista non pare un soggetto, ma invece lo è. I soggetti individuali li chiama “Io”. Fichte con tutto questo sta creando il romanticismo: l'Io è tutto. L'Io e la natura derivano entrambi dalla produzione culturale umana.

 

Lo schema Kantiano comunque non è del tutto sbagliato, ma è ciò che a prima vista ci può sembrare. La scienza infatti si basa su quello schema, con il suo schema invece Fichte intende dire che si deve andare oltre la scienza con la metafisica. Kant aveva teorizzato un “Io legislatore”, cioè il nostro Io con le sue forme a priori fonda la scienza. Fichte invece teorizza un “Io creatore”, il quale ha un fondamento non solo ontologico, ma anche gnoseologico. Kant contestava la visione greco-medievale dell'essere che crea il pensiero (essere ---> pensiero), ma non la sostituiva con un'altra metafisica. Ciò che Kant non fece venne fatto da Fichte sostituendo questa visione con una metafisica in cui il pensiero crea la realtà (pensiero ---> essere).

Fichte parla di streben, con questo termine egli vuole dire che l'Io conosce la natura perché la crea, ma non si conosce interamente. L'Io è tutto, ma non si conosce nella sua totalità, lo forzo (streben) per conoscersi però è infinito, sapendo però che non potrà mai essere raggiunta la completa conoscenza.

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