Freud

gestisce e reagisce al proprio Io (ad esempio il bambino reagisce ad una mancanza di latte nonostante sia un suo desiderio). La personalità quindi è il modo in cui si gestisce la libido. In un'opera del '13-'14, Introduzione al narcisismo, appare un correttivo: Freud dice che la libido ha due direzioni, una parte deve andare all'esterno, mentre l'altra verso se stessi (l'amore di sé), nello sviluppo di una persona compare un direttivo masturbatorio, ritenendo così normale la ricerca di un piacere in sé. Ci vuole un equilibrio tra queste due componenti. Con l'opera Al di là del principio del piacere Freud prende atto della guerra, non si erano mai sperimentati tanti morti, così dovette rivedere la sua visione e trovare lo spazio per un elemento negativo: accanto alla libido vi è la morte, oltre alla pulsione di vita vi è una pulsione di morte sia autodistruttiva che distruttiva. In questo modo la nevrosi e la psicosi diventano un prevalere della pulsione di morte. Una persona distrugge se stessa con un'azione che Freud chiama “coazione a ripetere”, una tendenza alla ripetizione, ritornare ripetutamente su se stessi, una mancata apertura al futuro e quindi alla vita, il suo tempo tende a divenire ciclico. 3. Topico: questo termine vuol definire una rappresentazione della psiche a livello spaziale. Freud chiamò la prima rappresentazione “prima topica” dividendo la psiche in 3 livelli: conscio, preconscio e inconscio. Nel 1923 con lo scritto Io e l'es egli crea una “seconda topica” che consiste nell'es, Io e super Io, tutti luoghi dinamici della mente . “Es” è il pronome neutro tedesco, in noi c'è qualcosa che opera nonostante noi stessi, questo è l'insieme di tutte le pulsioni, la parte di noi che corrisponde alle esigenze della specie. Per “Io” si intende l'insieme di quei comportamenti consci e inconsci che provvedono alla conservazione dell'individuo, mentre con “super Io” si intende l'istanza etica che rappresenta il codice morale, è all'infuori dell'Io. Freud dice che l'Io non è padrone in casa propria, ma subisce sia dall'es sia dal super Io che dal mondo esterno, facendo sì che venga messo in crisi mettendo anche in discussione la centralità del soggetto. Questo è il clima tra le due guerre.
Tutti questi modelli concepiscono ciascuno un modo diverso di vedere la malattia psichica e il modo di risolvere il problema.
Ma allora cos'è la psiche? La psiche è un intreccio di relazioni, come io mi relaziono con gli altri e con me stesso nel mondo. La malattia psichica è una malattia delle relazioni, che deve essere curata in modo adatto.
La religione
Freud tratta questo argomento in varie opere: Totem e tabù, L'avvenire di un'illusione, Mosè e il monoteismo. La prima è una famosa opera pubblicata dallo psicanalista nel 1913 in cui egli cerca di costruire un modello relativo all'origine della società umana a partire dal rapporto maschio-femmina: originariamente nella società umana (definita come una qualsiasi) solo un maschio aveva accesso alle femmine ovvero il padre, il maschio dominante, al contrario i figli, fratelli tra loro, non ne avevano accesso; Freud immagina che ciò fosse un problema per i fratelli che concepiscono così di sopprimere il padre, ma uccidendolo si genera in loro un senso di colpa che rigenera il padre sotto forma di totem, l'autorità paterna eliminata viene quindi ripristinata dal punto di vista religioso. La religione è così il ritorno del padre nei termini di un codice morale attribuito alla divinità. Freud, da ebreo, interpreta la religione ebraica come una legge dettata da un padre severo. Il cristianesimo è invece interpretato in modo diverso: Freud immagina che i figli per sanare il dolore del padre sacrifichino il primogenito che poi viene acquisito in modo cannibale dai componenti del clan mangiando la sua carne e bevendo il suo sangue. Il cristianesimo è l'unica religione in cui questo sacrificio viene tradotto e rimane nell'eucarestia, mentre nelle altre religioni, seppur fosse presente questa componente, ciò non avvenne. Nella seconda opera indicata, L'avvenire di un'illusione, l'illusione consiste nell'eredità di questa visione ancestrale difficile da scardinare. Jung, allievo di Freud, criticherà questa visione della religione dichiarandola banale, rimproverando al maestro di essere troppo schiacciato sul passato, basandosi solo sull'infanzia e sul livello ancestrale, senza guardare anche al futuro, elemento che caratterizza l'essere umano e di cui la religione forse si fa promotrice con il suo obiettivo intrinseco di progettualità di un mondo migliore.

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