Il mondo diviso: il lungo dopoguerra

Il”socialismo di mercato”

Il sistema economico cinese ha acquisito una STRUTTURA DUALISTICA, con una sfera di economia pianificata, controllata dal centro, e una di economia di mercato, regolata dalla domanda e dall’offerta. La parte dell’economia controllata dallo stato si riduce sempre di più: 1/3 della produzione industriale proviene ormai da imprese private e una recente modifica della Costituzione (1999) riconosce l’importanza fondamentale dell’INIZIATIVA PRIVATA. Questo sistema ha consentito una crescita ma ha portato con sé anche problemi che il governo cinese si trova a dover fronteggiare:

  • Un’alta INFLAZIONE
  • Un’URBANIZZAZIONE acceleraat e caotica
  • Rilevanti SQUILIBRI SOCIALI E REGIONALI: formazione di nuovi e ristretti ceti privilegiati
  • Corruzione,criminalità, precarietà del lavoro, disoccupazione
  • La necessaria MODERNIZZAZIONE AGRICOLA
  • L’INEFFICIENZA E L’INDEBITAMENTO DELLA ANCORA RILEVANTI INDUSTRIE DI STATO, che il governo cinese si è impegnato a ristrutturare con criteri di efficienza e cercando di evitare la crisi occupazionale che ne deriverebbe da una loro chiusura.

Modernizzazione e autoritarismo

Il problema più rilevante di questo complesso paese è che la MODERNIZZAZIONE ECONOMICA non si è accompagnata al progresso sul piano dei diritti umani e civili. Momenti di LIBERALIZZAZIONE POLITICA si sono alternati e si alternano a fasi di DURA REPRESSIONE. I tentativi dei riformisti più radicali di promuovere in Cina una “QUINTA MODERNIZZAZIONE”, cioè il passaggio a un regime di democrazia pluralista, sono stati più volte bloccati, anche se il sistema cinese ha attenuato progressivamente i suoi caratteri totalitari. I dirigenti cinesi sono stato però molto attenti a mantenere intatto il potere di comando del PARTITO UNICO, soprattutto in una fase di forti trasformazioni economiche e sociali.

La repressione di piazza Tian’anmen

Il momento di più grave crisi, sul piano poolitico, si verificò nella primavera del 1989, quando migliaia di giovani si concentrarono nella PIAZZA TIAN’ANMEN di Pechino avanzando richieste di democrazia e tolleranza. La percezione che il movimento di piazza Tian’anmen potesse provocare una crisi irreversibiile del regime indussse infine Deng a inteervenire con la forza: il 4 giugno i carri armati schiacciarono la rivolta sotto i loro cingoli, mietendo migliaia di vittime. Seguì una DURA REPRESSIONE che inferse un duro colpo all’immagine internazionale della Cina, provocando una restrizione nei rapporti commerciali con l’Occidente. Rapporti che ripresero dopo qualche tempo sancendo così la grande importanza ormai assunta nell’economia mondiale dall’immenso mecato e potenziale produttivo cinese.

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