Il mondo diviso: il lungo dopoguerra

… e la crisi economica

La svolta economica positiva non si verificò. Negli anni 1988-1990 l’economia e il tenore di vita della popolazione si degradarono, perché di INCEPPARONO tutti i MECCANISMI che avevano consentito al sistema di funzionare. Un’economia che si era abituata a dipendere dalle direttive del centro precipitò nell’incertezza; venuta meno la pianificazione centrale, ciascuna realtà locale e regionale dell’immenso paese iniziò a fare per proprio conto; inefficienze, arbitri, accaparramenti si moltiplicarono, i negozi erano sempre più vuoti, FIORIVA L’ECONOMIA ILLEGALE.

L’opposizione a Gorbacev

Quanto più Gorbacev veniva apprezzato all’estero tanto più la sua popolarità declinava in patria: la perestrojka veniva giudicata dai russi con un solo metro, quello del tenore di vita (giudizio: negativo). Anche la politica di distensione e di disarmo, che costituisce uno dei maggiori meriti storici di Gorbacev, veniva percepita all’interno come SCONFITTA, un tradimento della grandezza dell’Unione Sovietica. Una percezione che dilagò quando l’Urss perse in pochi mesi il suo “impero” nell’Europa orientale e la Germania venne riunificata senza che Gorbacev si opponesse. Grandi resistenze vennero dai quadri del PARTITO, che venivano ogni giorno più privati di poteri e privilegi e vedevano messi in pericolo i loro incarichi. Gorbacev dovette barcamenarsi tra una “destra” che giudicava avventata e precipitosa la sua politica e una “sinistra” che lo accusava di conservatorismo e indecisione. Tra questi ultimi oppositori emerse ELTSIN che nel 1991 venne eletto presidente della Repubblica russa. Si vennero così a creare a Mosca DUE CENTRI DI POTERE, due capi: Gorbacev e Eltsin.

La questione delle nazionalità

Se il fallimento economico condannò la peresstrojka, fu però il CONFLITTO CENTRO-PERIFERIA a provocare la fine dell’Urss. L’unione era un mosaico di etnie (120 nazionalità) che vivevano l’una accanto all’altra, conservando la propria identità. La politica del governo sovietico nei confronti delle nazionalità aveva affiancato l’uso di STRUMENTI REPRESSIVI per soffocare ogni rivendicazione nazionalistica a una POLITICA DI INTEGRAZIONE NELLO STATO E NEL PARTITO delle classi dirigenti e istruite delle diverse repubbliche; soprattutto con Breznev il potere sovietico era riuscito a bada le tensioni nazionalistiche. La redistribuzione delle risorse operata dal centro controbilanciava l’insofferenza latente di etnie e nazionalità che si vedevano soggette al potere sovietico.

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