Il mondo diviso: il lungo dopoguerra

L’europa divisa

L’Europa orientale nel dopoguerra

Nell’Europa orientale l’ascesa al potere di regimi socialisti a partito unico si tradusse nell’adozione di SISTEMI ECONOMICI COLLETTIVISTICI (furono nazionalizzate aziende agricole e private, e fu creata un’area economica e commerciale chiusa, comprendente l’Urss e i “paesi satelliti”: IL COMECON [1949]). I paesi dell’Europa orientale conobbero nei 20 anni seguenti un’intensa CRESCITA ECONOMICA accompagnata da GRAVI SQUILIBRI:

  • Moltissime risorse furono prelevate dall’Unione Sovietica, che imponeva le scelte di produzione e i prezzi
  • L’unica moneta di scambio consentita era il RUBLO
  • Larga parte degli investimenti fu destinata all’industria pesante e agli armamenti
  • Inefficienza e BUROCRATIZZAZIONE nella gestione dell’economia, MANCANZA DI LIBERTÀ politica e culturale: a questo prezzo il cittadino dell’Europa orientale si vedeva garantito il lavoro e un alto LIVELLO DI SICUREZZA SOCIALE.

L’intervento sovietico in Ungheria

La morte di Stalin e la destalinizzazione (Chruscev) diedero forza ai gruppo comunisti riformatori e aprirono la strada a tentativi di rinnovamento politico. Ma in alcune situazioni questa tendenza assunse tale intensità da indurre l’Urss a intervenire direttamente con la forza. Nel 1953 scoppiò a BERLINO una prima RIVOLTA (della classe operaia: bassi salari, persecuzioni politiche ecc..). Nel 1956 in UNGHERIA: studenti ed intellettuali si ribellarono in modo antisovietico, finché il governo guidato dal comunista riformista Nagy dichiarò la neutralità dell’Ungheria e l’uscita dal patto di Varsavia; a questo punto Chruscev temento che una così esplicita insubordinazione mettesse in crisi l’egemonia sovietica, ordinò l’INTERVENTO MILITARE.

La primavera di Praga

Nel 1968 (altra crisi scosse il mondo comunista), in CECOSLOVACCHIA si era avviato un movimento di riforma economica e politica che proponeva una versione nuova del socialismo (maggiore libertà economica, politica e culturale: [socialismo dal volto umano]) che sembrò divenire realtà nel 1968 quando salì alla guida del Partito comunista il leader riformista DUBCEK: ebbe inizio così la PRIMAVERA DI PRAGA (stagione di liberalizzazione e vivacità intellettuale). L’Urss di BREZNEV non accettò questo tentativo di “autoriforma” di un paese socialista così che il 21 agosto 1968 i carri armati del Patto di Varsavia entrarono a Praga; Dubcek fu destituito e il suo posto du preso da Husak che avviò il processo di “normalizzazione” (repressione e conformismo).

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