La rivoluzione agraria

Nel 1700 ci fu un incremento demografico che provocò una crescita della domanda (di prodotti agricoli e artigianali) --> sviluppo di molti settori produttivi.

L’aumento della popolazione portò ad uno sfruttamento intensivo dei campi --> ricerca di nuove terre da coltivare à uso di tecniche agricole più razionali/nuove colture. Il progresso e lo sviluppo del settore agricolo portarono alla trasformazione in proprietà privata dei terreni di uso comune (ENCLOSURES): un gruppo di borghesi e proprietari terrieri riuscì a concentrare nelle sue mani grandi latifondi, a scapito dei piccoli proprietari e dei contadini.

Questo accadde in particolare in INGHILTERRA = la popolazione era aumentata già dalla metà del 1500 ed era già iniziata una trasformazione dei terreni di uso comune (open fields) in possedimenti privati (enclosures), sottoposti dai proprietari a un intenso sfruttamento produttivo. Nella seconda metà del 1600 questo andò a vantaggio della GENTRY (borghesia, piccola nobiltà) --> lo sviluppo dei commerci e degli scambi con le colonie aveva fornito loro i capitali da investire nell’agricoltura, che divenne un’attività molto proficua grazie all’aumento dei prezzi dei prodotti (grano, lana).

La formazione dei grandi latifondi andò a svantaggio dei piccoli proprietari e dei contadini che diventarono lavoratori al servizio del latifondisti. A differenza dell’alta nobiltà, i latifondisti (borghesi e piccola nobiltà) trattavano i propri possedimenti come un investimento da far fruttare, mostrandosi intraprendenti e aperti aperti alle novità: introdussero vari miglioramenti, tecniche agricole, nuovi macchinari che ridussero i tempi morti e gli sprechi. La rivoluzione agraria di diffuse prima in Inghilterra e Olanda e poi in Francia e nell’ Italia settentrionale.

Tutte queste innovazioni contribuirono a uno sfruttamento intensivo e razionale delle terre: scoperta della capacità  fertilizzante delle leguminose (trifoglio, erba medica) e del loro utilizzo come foraggio per il bestiame. Questo consentì il passaggio dall’allevamento degli animali su pascoli alla stabulazione (= tenere gli animali nelle stalle per nutrirli, curarli, controllarli e sfruttare al meglio i loro prodotti). Questo portò ad un aumento e mogliore sfruttamento del letame (concime) che accresceva la produttività delle terre. L’intensificazione dell’allevamento portò ai coltivatori un’energia animale per la lavorazione dei campi ed una più ricca alimentazione proteica (condizioni di salute migliori).

LA RIVOLUZIONE INDUSTRALE INGLESE

Oltre che nel settore agricolo, nel 1700 si ebbe anche uno sviluppo il quello artigianale e industriale --> aumento della domanda --> incremento degli investimenti di capitali , ricerca di nuovi sistemi di produzione --> evoluzione tecnologica (innovazioni e invenzioni) in tutti i settori --> trasformazione della società e del paesaggio urbano [PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE]

Questo (come par la R. Agraria) si verificò prima in Inghilterra (impero coloniale, numerosi capitali, borghesia intraprendente e innovativa).

Il primo settore coinvolto fu l’INDUSTRIA TESSILE : dal 1500 l’Inghilterra era uno dei principali produttori di lana e, all’inizio del 1700, cominciarono ad arrivare dalle colonie americane grandi quantità di cotone grezzo.

La produzione a domicilio (la materia prima viene portata a casa dei contadini e lavorata lì a cottimo = lavoro retribuito sulla base della quantità di beni prodotti) si rivelò insufficiente a soddisfare la crescente domanda --> ricerca di soluzioni tecniche innovative: spoletta automatica (permise di raddoppiare la produzione e migliorare la qualità), filatrice meccanica (permise di aumentare di 8 volte la quantità dei filati prodotta), telaio meccanico (permise un’esecuzione della tessitura agevole e rapida).

I nuovi macchinari erano grossi, pesanti e costosi --> la produzione non poteva più essere svolta nelle case dei contadini à nacquero le prime filande e tessitorie. Per far funzionare i nuovi macchinari non bastavano la forza umana e animale: si iniziò a sfruttare l’energia idraulica attraverso i mulini. Le nuove FABBRICHE cominciarono così a concentrarsi lungo i corsi d’acqua formando i primi distretti industriali.

Lo sviluppo dell’industria tessile diede l’impulso ad altri 2 settori: l’INDUSTRIA MINERARIA e l’INDUSTRIA METALLURGICA. Nelle fabbriche di tessitura e filatura si cominciarono a sostituire i macchinari in legno con quelli in ferro --> aumento della produzione di metalli --> maggiore richiesta di carbone (per la fusione del ferro). L’Inghilterra si trasformò così in un paese altamente industrializzato.

Allo sviluppo dei settori minerario e metallurgico contribuirono la disponibilità di materie prime e le innovazioni teconologiche: erano presenti grandi giacimenti di ferro e carbon fossile (nella fusione del ferro, il carbon fossile sprigionava una maggiore energia rispetto al carbone di legna).

Furono utilizzati i primi binari per il trasporto dei minerali e fu creata una rete di comunicazioni via acqua per trasportare le materie prime; fu introdotta la pompa a vapore (permetteva di estrarre l’acqua dalle gallerie). Grazie a tutto questo il numero di miniere in Inghilterra aumentò da 14 (1753) a 400 (1800); nel 1810 l’Inghilterra estraeva il 90% della produzione mondiale di carbone.

La pompa a vapore fu la prima macchina ad usare la nuova fonte di energia del vapore (acqua surriscaldata bruciando il carbone). Nel 1769 JAMES WATT fabbricò la macchina a vapore, in grado di azionare i talai usati nelle fabbriche tessili. La macchina a vapore si diffuse in tuta l’Inghilterra sostituendo il mulino come maggiore fonte di energia (aumento del consumo di carbone e ferro).

I nuovi macchinari determinarono una svolta nell’impiego di capitali: le prime macchine (in legno) erano realizzate dai maestri artigiani e dai piccoli proprietari terrieri, i quali finanziavano da soli le nuove imprese. Con la realizzazione dei nuovi macchinari in ferro, si resero necessari investimenti maggiori --> molte piccole imprese scomparvero o si riunirono in società (acquistarono sempre più importanza le banche, che fornivano i prestiti). Da questo nacque una classe di imprenditori e industriali consapevoli delle loro possibilità economiche e delle proprie esigenze politiche (volevano maggiore spazio politico).

Il primato economico inglese deriva dalla sua situazione politica interna: con l’instaurazione della monarchia costituzionale la borghesia aveva ottenuto la possibilità di determinare le scelte del governo --> far approvare provvedimenti che favorirono la trasformazione capitalistica dell’agricoltura e la nascita dell’industria. Inoltre l’Inghilterra aveva il predominio dei commerci e numerose colonie: fonti di materie prime a basso costo e vasto mercato in cui vendere i beni prodotti nella madrepatria.

CONSEGUENZE SOCIALI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

  • Spopolamento delle campagne e urbanesimo: la R. agricola fu favorita dalla crescita demografica (che a sua volta fu accentuata dalla R. agricola); l’introduzione delle enclosures e delle macchine agricole ridusse le opportunità di lavoro dei contadini nelle campagne. Essi cominciarono quindi a trasferirsi nelle città (dove c’erano le fabbriche) con la speranza di trovare lavoro --> spopolamento delle campagne e inurbamento. Le campagne restavano così dominate da pochi grandi proprietari. Come conseguenza si ebbe anche il passaggio da un sistema di autoconsumo a un sistema in cui ogni bene doveva essere comprato (ex contadini, ora operai: consumatori).
  • Sviluppo caotico delle città: nelle città si verificò un fortissimo aumento della popolazione (Londra alla fine del 1700 superava i 900.000 abitanti). Per ospitare tutte queste persone le città dovettero modificare il loro impianto urbanistico: nelle città industriali inglesi più importanti (Manchester, Birminghan, Sheffield, Leeds,…) nacquero nuovi quartieri per gli operai, disordinati, privi di servizi pubblici e di qualsiasi misura igienica. Arrivavano nelle città anche molti disoccupati, poveri, mendicanti, vagabondi affamati, malati e costretti a vivere in miseria e emarginazione.
  • Differenziazione tra capitalisti e operai: l’industrializzazione creò una sempre più netta distinzione tra la borghesia capitalistica e il proletariato:
  • I capitalisti --> detenevano i capitali e cercavano di impiegarli in modo da ottenere il massimo profitto;
  • I proletari --> (unica ricchezza la prole) soggetti a sfruttamenti senza regole: il lavoro che fornivano era considerato una “merce”; le loro condizioni di vita erano durissime: lavoravano fino a 14 ore al giorno, alle quali corrispondeva un salario di sussistenza percepito solo per le giornate effettivamente lavorate. Per questo spesso lavoravano anche donne e bambini (pagati di meno).
  • La famiglia operaia come “unità di lavoro”: per i contadini arrivati in città era molto difficile adattarsi: erano costretti a vivere in quartieri malsani e sovraffollati, ricevevano bassi salari, il costo della vita era alto ma nelle città non si poteva ricorrere all’economia di sussistenza ed era quindi necessario acquistare tutto --> la famiglia operai era un’ “unità di consumo” e un’ “unità di lavoro” (dovevano lavorare anche le donne e i bambini).
  • Il liberismo economico aggrava la situazione degli operai: la dottrina del liberismo economico (Adam Smith) sosteneva che la ricerca dell’interesse individuale averebbe arricchito tutta la società e considerava dannoso ogni intervento dello stato nel sistema economico, che doveva essere lasciato libero e regolato dal sistema della domanda e dell’offerta. In realtà però, si verificò che una grande quantità di disoccupati offrivano lavoro alle fabbriche (altissima offerta di lavoro) ma che la domanda di manodopera da parte dei capitalisti era bassa.
  • Il luddismo: dalla fine del 1700 gli operai ricorsero alla protesta a al conflitto sociale per far valere i loro diritti. Gli operai vedevano nei macchinari la causa della loro disoccupazione e basso livello dei salari (la loro introduzione diminuiva la necessità di manodopera): macchine = simbolo della loro oppressione.

Nel 1779 si verificò la prima rivolta contro i macchinari, iniziata ad opera di Ned Ludd che ruppe un telaio meccanico. Questo gesto fu simbolico e diede inizio ad un’ondata di sabotaggi in tutta l’Inghilterra. La rivolta fu però disorganizzata, inefficace e suscitò la reazione delle autorità (inizia il conflitto tra operai e Stato): nel 1799 il Parlamento votò una legge contro gli scioperi e le associazioni operaie: COMBINATION ACT (per la paura che si diffondessero in Inghilterra le idee rivoluzionarie che si stavano diffondendo in Europa ad opera delle armata napoleoniche).

  • Dalla violenza al confronto politico: la protesta operaia riprese dando vita nel 1812 a scontri con la polizia (i rivoltosi furono impiccati); nel 1819 a Manchester, a Peter’s Fields gli operai dei cotonifici protestarono contro la legge del grano che aveva causato l’aumento del prezzo del pane e chiesero l’introduzione del suffragio elettorale universale: la polizia reagì con violenza causando molti morti e feriti --> molti lavoratori inglesi si resero conto che l’uso della violenza era controproducente e si orientarono verso soluzioni più pacifiche, al fine (in un primo momento) di ottenere il riconoscimento delle loro associazioni (avvenne nel 1824 con l’abolizione del Combination Act). I proletari iniziarono a rendersi conto che solo attraverso una buona organizzazione e una risoluta lotta politica avrebbero potuto far valere i propri diritti.
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