Lo scoppio della prima guerra mondiale e il primo anno di guerra

Lo scoppio della prima guerra mondiale e il primo anno di guerra

Una guerra europea

Dopo il congresso di Vienna (1814 – 1815 aveva ridisegnato la carta politica europea dopo gli
sconvolgimenti portati dalle conquiste di Napoleone) , l’Europa conobbe un periodo di pace. Tuttavia
l’equilibrio che aveva caratterizzato i rapporti tra le potenze nel corso dell’Ottocento , andò
rapidamente incrinandosi nel 1914 con un conflitto di immani dimensioni. La Grande Guerra fu un
conflitto per l’egemonia in Europa, e venne definita mondiale perché coinvolse anche nazioni non
europee (In realtà fu un conflitto profondamente europeo nelle origini e nello svolgimento).

 

Cause sul piano economico e coloniale

 

La crescente conflittualità fra le grandi potenze nasceva dal fatto che lo spazio disponibile tra
l’espansione era stato in parte occupato da:
- Gran Bretagna e Francia che disponevano comunque di enormi imperi coloniali;
- Germania che si trovava ad avere possedimenti assai ridotti ed economicamente meno
vantaggiosi.
Questo squilibrio era in contraddizione con i nuovi rapporti di forza economici maturati negli ultimi
decenni dell’800. La Germania aveva accresciuto la propria potenza industriale ed ormai minacciava il
primato economico della Gran Bretagna.

 

Cause dal punto di vista politico (Germania Guglielmina)

 

La Germania era orientata a svolgere una politica di potenza su scala mondiale, che implicava:
- L’espansione coloniale in Africa
- La costruzione di un’egemonia tedesca nell’Europa centrale ed orientale .

 

La collocazione della Germania delineava un contrasto di portata mondiale con la Gran Bretagna.
D’altra parte la Francia coltivava una forte ostilità antitedesca , in particolare sulla questione
dell’Alsazia-Lorena.
Instabilità regionali
Oltre al contrasto tra Germania da un lato e Gran Bretagna e Francia dall’altro , si aggiungeva la
contrapposizione tra Austria , Russia e Serbia tutte interessate all’espansione nell’area balcanica.
L’Italia aveva come obiettivi:

 

- Il recupero di Trento e Trieste (terre irredente) ancora soggette al dominio austriaco;
- L’affermazione della propria supremazia nell’area adriatica e balcanica.

 

Queste rivalità strategiche avevano stabilito un sistema di contrapposte alleanze politico-militari :

 

- Triplice Alleanza (Italia,Impero austro-ungarico,Germania 1882)
- Triplice Intesa (Francia,Gran Bretagna,Russia 1907)

 

La corsa agli armamenti (Cause politica interna)

 

Il processo di sviluppo industriale conobbe un balzo in avanti nel primo decennio del 900. Mentre la
corsa alle colonie perdeva progressivamente energia , si accendeva quella agli armamenti. In Europa la
corsa agli armamenti divenne inarrestabile , cresceva di giorno in giorno il pericolo di un conflitto dalle
conseguenze incalcolabili. All’interno delle classi dirigenti presero forza i grandi gruppi industriali (che
vi scorgevano un affare economico) e le gerarchie militari (desiderose di consolidare il prestigio
conquistato nella fase di espansione coloniale). Si incominciò anche a guardare alla guerra come ad un
mezzo per consolidare l’unità nazionale e per recuperare l’unanimità dei consensi. In tutta Europa si
rafforzò il legame tra il potere politico e i gruppi di pressione economica e militare.

 

Un clima ideologico bellicista

 

Il consenso alla prospettiva della guerra si andava diffondendo non solo ai gruppi nazionalisti , ma
anche all’interno della stessa classe operaia. Il movimento socialista internazionale si divise
sull’atteggiamento da tenere di fronte alla guerra. Ma allo scoppio del conflitto la maggior parte dei
partiti socialisti si schierarono con i rispettivi governi , votando a favore della guerra. Questa scelta
determinò la fine della Seconda Internazionale (organo di coordinamento dei partiti socialisti europei):
tutta la tradizione pacifista del movimento socialista ne usciva clamorosamente smentita. Influirono
su tale orientamento il clima di violenza antipacifista , il timore di venire emarginati politicamente e di
perdere il contatto con la volontà popolare. I paesi erano attraversati da uno spirito di unanimità
chiamato la “Comunità di Agosto” nei confronti della guerra.

 

Luglio 1914: lo scoppio del conflitto

 

La Grande Guerra fu il risultato delle tensioni che si accumulavano in quegli anni e che esplosero
trascinando i contendenti in uno scontro generalizzato che andò al di là delle aspettative e delle
previsioni. Il terreno sul quale divampò il conflitto fu in particolare quello dei Balcani. Il 28 Giugno
1914 Gavrilo Princip , studente nazionalista bosniaco di nazionalità serba uccise a Sarajevo (Bosnia)
l’erede al trono d’Austria Francesco Ferdinando. Vienna attribuì al governo Serbo una
corresponsabilità nell’attentato e il 23 Luglio inviò alla Serbia un ultimatum. La Serbia accettò
l’ultimatum , salvo la clausola che prevedeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini
sull’attentato.
- L’Austria il 28 Luglio 1914 dichiarò guerra alla Serbia , con l’appoggio della Germania
- La Germania il 1 Agosto 1914 dichiarò guerra alla Russia e alla Francia e l’esercito tedesco
incominciò a muoversi verso ovest invadendo il Belgio neutrale (piano di Schlieffen). La Gran
Bretagna a sua volte entrò a sua volta in guerra contro la Germania , seguita dal Giappone.
- L’Italia si mantenne neutrale dato che :

 

o La triplice alleanza era un patto difensivo che imponeva un intervento militare solo in
caso di attacco

 

o La triplice alleanza prevedeva che qualsiasi intervento nei Balcani dovesse essere
comunicato ai governi alleati cosa che l’Austria non fece

 

o Il governo italiano era consapevole dell’impreparazione delle nostre forza armate
- L’impero ottomano temendo di essere aggredito dalla Russia si schierò al fianco di Germania ed
Austria(Gran Bretagna-Francia-Russia-Impero Ottomano-Giappone-Serbia / Germania-
Austria).

 

Dalla guerra breve a quella di logoramento

 

Su entrambi i fronti si pensava ad una guerra breve , non si prevedeva che i nuovi armamenti
perfezionati l’ avrebbero resa non solo più distruttiva , ma anche più difficile da risolvere perché più
equilibrata. La guerra mobilitò energie industriali e produttive impensate che la resero più lunga.

 

La situazione sui due fronti

 

Le offensive francesi in Lorena si rivelarono sanguinose e senza esito. Anche l’offensiva tedesca perse
progressivamente slancio : nel 1914 sul fiume Marna , i francesi aiutati dagli inglesi riuscirono a
respingere l’attacco tedesco. La situazione sul fronte occidentale entrò da quel momento in una lunga
fase di stabilità. Lo stesso accadeva sul fronte orientale dove i tedeschi erano riusciti a bloccare
l’avanzata russa con le battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. Nel Mediterraneo un’offensiva
anglo-francese (con australiani e neozelandesi) tentò la conquista dei Dardanelli ma fu sconfitta
dall’esercito Ottomano a Gallipoli.

 

L’intervento italiano (integrato con l’Italia divisa)

 

Nell’Aprile del 1915 il presidente del Consiglio Salandra indisse un referendum dove si chiedeva agli
italiani l’opinione riguardo ad eventuale partecipazione alla guerra. La grande maggioranza degli italiani
era indifferente o contraria , nel Parlamento i neutralisti erano la maggioranza. Eppure poche
settimane dopo il 24 Maggio del 1915 l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria.
Con lo scoppio del conflitto nel 1914 , all’interno dell’Italia si erano delineati due schieramenti:

 

- Interventisti (a fianco dell’Intesa) caratterizzati da uno spirito antigiolittiano :
  •  Irredentisti e interventisti democratici che vedevano nella guerra la conclusione del processo risorgimentale
  •  Sindacalisti e socialisti rivoluzionari che consideravano la guerra un momento di rottura dal quale sarebbe potuto nascere un movimento rivoluzionario (si schierò con loro Benito Mussolini)
  • Nazionalisti che giudicavano la guerra necessaria per garantire all’Italia un ruolo di grande potenza

- Neutralisti

  •  Liberali giolittiani che ritenevano la guerra dannosa ed inutile
  • Socialisti fedeli alla linea pacifista ed antimilitarista

 

Infine un ruolo decisivo lo ebbero Vittorio Emanuele III° e il governo i quali erano favorevoli a un
intervento visto come opportunità per affermare la forza del paese, risaldarne le istituzioni,
rilanciarne l’economia.

 

La politica del sacro egoismo e la guerra tra governo e piazza

 

Il 2 Agosto 1914 , Salandra dichiarò la neutralità del nostro paese perché:
- La triplice alleanza era un patto difensivo;
- Prevedeva che qualsiasi azione dei Balcani dovesse essere comunicato ai governi alleati;
- Il governo italiano era consapevole della scarsa preparazione delle forze italiane;
La formula del sacro egoismo significava che l’Italia teneva le mani libere, aperta a ogni soluzione,
nell’interesse nazionale in quanto non era in grado di affrontare un’altra guerra.
Tra il 1914 ed il 1915 maturò in Salandra e Sonnino la convinzione che l’Austria non avrebbe mai
restituito le terre irredente. Entrambi erano conservatori e il loro progetto politico era quello di
rinsaldare l’autorevolezza del governo di fronte a conflitti sociali sempre più estesi. Il 26 Aprile
firmarono segretamente con l’Intesa il patto di Londra che impegnava l’Italia a entrare in guerra nel
giro di un mese in cambio di concessioni territoriali (Trentino , Tirolo meridionale , Trieste). Il
sovrano Vittorio Emanuele III° appoggiò l’iniziativa. Il 7 Maggio Sonnino informò il consiglio dei
ministri dell’impegno preso; occorreva ora il voto del Parlamento in maggioranza neutralista. Salandra
affermò che si sarebbe dimesso , se il Parlamento avesse votato contro. Fu a questo punto che nelle
piazza si scatenò l’interventismo che assunse anche toni violenti. Il 13 Maggio si dimise , il 16 Vittorio
Emanuele gli riaffidò l’incarico. La camera il 20 Maggio ormai completamente tagliata fuori approvò l'intervento.
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