Lo svolgimento del conflitto e la vittoria dell'intesa

La guerra di trincea

 

Ormai era palese che la speranza di una guerra breve aveva lasciato il passo alla dura realtà della guerra di logoramento e il mito di un’offensiva rapida e vittoriosa si era dissolto nella quotidianità di una guerra essenzialmente difensiva, dominata dall’artiglieria. Periodicamente venivano lanciati sanguinosi e inutili attacchi, senza che nessuno riuscisse ad avere la meglio. Gli stati comandi pianificavano strategie che portavano solo a nuove carneficine. La situazione rimase così bloccata per anni, con enormi costi umani ed economici. I soldati nelle trincee erano sottoposti a uno sfibrante logoramento fisico e morale.

 

Il 1916 sul fronte occidentale

 

Tra il 1915 e il 1916 si vennero completando gli schieramenti delle alleanze in Europa, con l’entrata in guerra degli stati balcanici: Serbia, Montenegro, Grecia e Romania al fianco dell’Intesa, la Bulgaria con gli imperi centrali. Grazie all’appoggio della Bulgaria, l’Austria ebbe la Serbia. (I paesi europei neutrali rimasero: Olanda, Spagna, i tre paesi scandinavi e la Svizzera) Ma la situazione militare rimaneva bloccata su tutti i fronti. (Nella battaglia di Ypres nell’aprile del 1915 i tedeschi impiegarono il gas asfissiante). Gli imperi centrali erano:

-inferiori dal punto di vista numerico,

-in difficoltà con il rifornimento di materie prime e di alimenti a causa del blocco navale attuato dalla marina britannica nel mare del Nord con l’intento di abbattere l’economia tedesca. Nel febbraio 1916 tentarono quindi di sferrare un colpo decisivo lanciando una grande offensiva sul fronte occidentale, a Verdun: sei mesi di battaglia da cui non ebbero alcun risultato. La micidiale potenza delle armi automatiche non era stata ancora adottata dalle strategie militari, che continuavano a essere fondate sugli attacchi della fanteria, lanciata ogni volta verso il massacro.

 

Il fronte italiano

 

Sul fronte italiano, il generale Luigi Cadorna attuò una strategia offensiva con lo scopo di sfondare le linee austriache sul fiume Isonzo: le undici offensive ostinatamente lanciate da Cadorna sul difficile terreno dell’altopiano del Carso non produssero risultati di rilievo, salvo la presa di Gorizia (agosto 1916).

Il fronte italiano era diviso in tre settori: il Trentino, il Cadore e la Carnia, la valle dell’Isonzo. Cadorna impostò una strategia difensiva in Trentino e offensiva sul fronte dell’Isonzo e del Carso, ma la guerra mise in luce carenze di armamenti, dotazioni, organizzazioni nelle truppe e coordinamento tra i comandi. La sfiducia da parte dei soldati portò a una serie di ribellioni.

 

Il cruciale 1917

 

Per forzare il blocco navale britannico, i tedeschi spostarono la guerra sul mare. Non essendo riusciti a imporsi nella grande battaglia navale dello Jütland (31 maggio 1916), essi intensificarono la guerra sottomarina allo scopo di mettere in ginocchio l’economia britannica, i sommergibili tedeschi attuarono la guerra sottomarina attaccando chiunque incontrassero.

Sul fronte orientale, l’esercito russo precipitò in una grave crisi e fra le truppe si moltiplicavano gli episodi di diserzione. Il tracollo economico, militare e politico della Russia divenne portò all’abdicazione dello zar Nicola II e alla rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917. Essi portarono la Russia ritirarsi e questo fece in modo che i tedeschi concentrarono le proprie forze sul fronte occidentale e su quello italiano.
Qui austriaci e tedeschi, il 24 ottobre 1917, riuscirono a sfondare a Caporetto, costringendo l’Italia a ritirarsi. Contemporaneamente, anche se molti navi erano state affondate dai tedeschi l’economia britannica riuscì a reggere e l’industria si mantenne elevata.

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