Lucano

Lucano nacque a Cordova nel 39 d.C. Era figlio di Marco Anneo, il fratello minore di Seneca, e di Acilia. Si trasferì a Roma con la famiglia e iniziò a frequentare ambienti letterari. Spiccò subito come un brillante intellettuale da raggiungere presto Nerone, che lo ammise nella sua cerchia di amici, avviandolo alla carriera politica. L’accordo tra i due, però, non durò molto. Nerone mise da parte Lucano, poiché era meglio di lui. Lucano iniziò ad attaccare l’imperatore nei suoi versi e poi si unì alla congiura dei Pisoni, nel 65 d.C. Durante la repressione di tale congiura, Lucano fu indotto al suicidio.

L’opera maggiore, e l’unica ad essere pervenuta a noi, è il Bellum Civile. Abbiamo notizia di una sua attività poetica davvero ampia, se si considera che Lucano morì a soli 26 anni. Il Bellum Civile viene spesso citato col titolo alternativo Pharsalia, titolo per citazione in quanto Lucano stesso nella sua opera esclama “Pharsalia nostra vivet”.

L’opera

L’opera è certamente incompiuta: basterebbero a testimoniarlo il numero insolito dei libri e le dimensioni ridotte dell’ultimo di essi (il X), che si interrompe bruscamente mentre viene narrata la rivolta in Alessandria contro Cesare. E’ un poema epico in esametri a contenuto storico. Come oggetto dell’opera, al contrario del consueto, non vi è il mito, ma la guerra civile tra Cesare e Pompeo. Le vicende narrate vanno quindi dall’inizio del 49 a.C. alla fine del 48 a.C.; ruotano attorno all’episodio centrale della battaglia di Farsalo, in Tessaglia nel 48 d.C. Lucano è contro le guerre più atroci quali sono le guerre all’interno di una stessa famiglia, che hanno portato alla nascita del principato, e dunque del male.

Il progetto di Lucano probabilmente doveva essere un componimento di dimensioni analoghe a quelle dell’Eneide, e cioè in dodici libri. Entrambi i poemi presentano al centro (VI libro) un episodio in cui la profezia per il futuro è destinata al mondo dei morti. Si pone come un’antifrasi e un’antitesi della stessa Eneide, poiché Lucano smonta dalla base i valori antichi, quelle caratteristiche che hanno portato l’opera virgiliana ad essere un’epopea di Roma.

L'opera, a differenza dell'Eneide, la quale ha un linguaggio chiaro e semplice, ha uno stile molto più pesante marcato linguisticamente dal largo utilizzo di figure retoriche. Trionfa il gusto dell'orrido.

Se l'Eneide si poneva come poema della “luce”, la Farsalia si pone come poema dell’ombra.

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