Nietzsche

Nietzsche tutti gli uomini sono epigoni e da questa presenza intorno a loro essi avvertono questa malattia che è l'eccesso storico, malattia che rende vecchi dentro e non creativi. Caratteristiche dello storicismo erano collocare ogni cosa in un contesto storico e individuare il punto della storia in cui ci si trovava in base al periodo che mancava alla fine di essa. Nietzsche denuncia questa visione della storia, vuole ritrovare la libertà, la creatività e se ogni uomo non riuscisse in ciò allora rimarrebbe solo il suo passato e sarebbe morto. Questa riflessione sulla storia è approfondita ulteriormente da un'analisi dei tre modi di vedere la storia secondo Nietzsche: 1. Storiografia monumentale: chi guarda al passato per cercare dei modelli. Qui l'utilità sta nell'avere bisogno di modelli a cui ispirarsi, ma il danno può essere schiacciarsi su quel modello. 2. Storiografia antiquaria: la ricerca di tracce del proprio passato. Il passato è importante perché ci fa capire da dove veniamo, ma tale passato può anche portarci a vivere solo in esso se esageriamo in questa ricerca. 3. Storiografia critica: il modo di vedere la storia più amato da Nietzsche. Qui si vuole capire il proprio passato per liberarsene, promuovendo la creatività, ma il danno può essere dimenticarsi di tale passato da cui si viene, negando così le proprie origini.
Con quest'analisi il filosofo vuole mettere in evidenza i limiti del pensiero del suo tempo. Questa prima fase si esaurisce progressivamente fino al 1876, anno in cui iniziano per lui nuovi interessi.
• Seconda fase
Nella seconda metà degli anni '70 e con l'opera Umano, troppo umano (1878), dedicata a Voltaire, si entra nella fase neoilluminista di cui un'altra opera importante fu ad esempio La gaia scienza. Nietzsche è convinto fino alla pubblicazione dello Zarathustra (1883) di dover smantellare le menzogne millenarie con l'aiuto della scienza e di risolvere i problemi tipici della filosofia, come ad esempio la morale, utilizzando il metodo scientifico. Egli era un uomo molto aggiornato dal punto di vista scientifico, nella sua biblioteca infatti vennero ritrovati molti libri di scienza moderna (chimica, fisica e biologia) ed è importante ricordare che il filosofo conosceva la teoria evolutiva di Darwin, entrata da poco in circolazione.
Bisogna sapere cosa ci sta dietro alle menzogne millenarie e ciò che più interessa a Nietzsche è cosa ci stia dietro la morale corrente (questo tema è trattato nell'opera Genealogia della morale). La morale è diversa nei vari paesi, ma ha tratti in comune come ad esempio il carattere filantropico. La critica va a questo spirito morale buonista. Noi umani secondo la scienza siamo animali in cui i sentimenti sono dovuti a particolari contatti chimico-fisici. In ottica evolutiva possiamo dire che in una cucciolata ad esempio non tutti sopravvivono e più deboli soccombono, la nostra morale invece ci dice che il debole deve essere aiutato e proprio qui capiamo cosa sia cambiato. Nell'umanità i più fragili, i più deboli, che dovevano soccombere per il bene della specie umana, inventato questo strumento di sopravvivenza che è la morale di origine platonica, creata dai poveri, ovvero il cristianesimo, hanno fatto sì che gli venisse concesso di sopravvivere. I più poveri hanno quindi convinto le classi superiori che l'uguaglianza fosse una cosa giusta. Nietzsche propone Dioniso contro il crocifisso, dice che c'è un costume per cui ciò che è debole è bello e questo è un indebolimento della specie in cui i più deboli hanno trovato modo di sopravvivere. La morale degli schiavi è così diventata morale dei signori. Nietzsche contrappone la morale dei signori contro quella degli schiavi e richiama l'emancipazione da questa morale platonico-cristiana, che porterà, se non combattuta, all'estinzione. La morale esprime i bisogni umani, troppo umani di un determinato gruppo di persone, dietro ad ogni morale vi stanno bisogni animali. La morale dominante in occidente è una morale filantropica, dell'altruismo, della solidarietà, dell'amore, una morale che vuole ridimensionare la disuguaglianza per affermare un'uguaglianza, Nietzsche vuole proprio scoprire la genealogia di questa morale. È avvenuto che i più deboli, ovvero coloro che biologicamente non avevano prospettive, hanno affermato i loro valori a discapito dei più forti. Siamo in una società quindi guidata dai deboli, dagli schiavi ed è anche questa una degenerazione rispetto al mondo antico, in cui regnavano i valori dell'aristocrazia. Nietzsche chiama questa morale dei deboli anche “morale del risentimento”, risentimento di coloro che capendo la loro debolezza si sono risentiti verso i più forti e con il loro vittimismo hanno affermato la loro morale. Una visione politica di questa morale prevede un programma antidemocratico, antiegualitario, antialtruista, ma

Facebooktwitterpinterestlinkedin