Nietzsche

a Nietzsche ciò non interessava, egli aveva solo l'intenzione di indagare l'esistente e scoprire gli inganni che stanno dietro il reale. La società è dispotica, ma in modo indiretto, un dispotismo dei deboli, che generano il senso di colpa dei più forti. Questa visione della società fu analizzata da intellettuali come Freud studiando la psicologia delle masse, ma soprattutto guardando al ceto medio, in cui regna questo senso di risentimento. Nietzsche fa una polemica contro l'ipocrisia della società del suo tempo, governata dal senso di colpa dei più forti stimolato dai più deboli. Egli in questa fase non vuole creare una nuova società, ma distruggere quella esistente. Secondo il filosofo la morale è sempre morale di parte, in cui le regole del gioco di qualcuno si impongono come dominanti. Il discorso di Nietzsche in queste opere non si limita però solo alla morale, ma a tutti i valori, egli infatti ritiene che la società occidentale crei continuamente valori, ma subito dopo inizi a criticarli, noi secondo il filosofo infatti costruiamo sì valori, idee, teorie, ma contemporaneamente elaboriamo una critica a tali scoperte. Questo modo di fare è portato oggi alle estreme conseguenze, i valori creati secoli or sono non valgono più ormai e questa tendenza caratterizza il nichilismo della cultura occidentale, una cultura che distrugge, che riesce a creare, ma al tempo stesso non può fare a meno di criticare ciò che ha creato. L'umanità non riesce a credere nei valori che noi stessi abbiamo creato. Questa tematica è riassunta nella frase Dio è morto, presente ne La gaia scienza, in cui si fa riferimento non solo al Dio delle religioni, ma alla morte di tutti i valori (aforisma integrale a pag. 397-398). L'umanità occidentale non sarà in grado di vivere la situazione derivante dall'omicidio di Dio. Essa è vittima di un nichilismo passivo, in cui subisce l'annientamento dei valori e non riesce a rovesciarli, non è in grado di creare un nichilismo attivo, in cui essa riesca ad ammettere questo omicidio, poiché tenderà sempre a negarlo, a giustificarsi per l'accaduto, dato che non può vivere senza un Dio. C'è quindi bisogno di una mutazione per far sì che l'umanità riesca a superare la morte di Dio: lo   ubermensch. Con la morte di Dio muore anche il dualismo errore-verità, dietro il concetto di Dio vi sta infatti il nostro modo di valutare la vita in termini di giusto o sbagliato. Il testo in cui Nietzsche fa riferimento a ciò è appunto Al di là del bene e del male, in cui questo modo di valutare la vita viene definito concluso, l'umanità  non ce la fa più ad esprimersi in termini di giusto o sbagliato. Non ce la facciamo ad essere ciò che dovremmo essere, ci manca qualcosa, siamo orfani, figli senza Dio padre. Colui che è morto fa quindi sentire la propria presenza, in questi termini non siamo più condizionati dall'esistenza, ma dall'essenza di Dio.
• Terza fase
L'opera di riferimento è Così parlò Zarathustra, pubblicata nel 1883. Zarathustra fu un antico profeta persiano che Nietzsche immagina ritornato per un annuncio. L'immagine del profeta richiama qui la figura dei profeti biblici, ma è molto diversa per quanto riguarda il contenuto delle sue profezie. In quest'opera il filosofo sembra dire che non si possa spiegare, ma solo interpretare la realtà, vuole evidenziare la variabilità del mondo. Gli annunci dello Zarathustra sono 4: 1. la morte di Dio; 2. lo ubermensch; 3. la volontà di potenza; 4. l'eterno ritorno dell'eguale.
C'è chi prende questi annunci come tappe verso il futuro, altri ritengono che siano provocazioni, una descrizione della crisi del suo presente, ciò che non sa nell'umanità attuale. Questo non vuole essere quindi un discorso positivo sul futuro, ma egli vuole mostrare quanto sia incerto il presente. Il punto di partenza è quello della morte di Dio già espresso precedentemente ne La gaia scienza. Nietzsche ritiene che l'umanità sia l'ultima umanità, l'ultimo stadio dell'umanità così come si è evoluta. È messa qui in discussione la stabilità del modo di essere dell'umanità, l'essere umano è infatti destinato secondo il filosofo al superamento, Nietzsche dice: L'uomo è una corda tesa tra bestia e ubermensch. Il darwinismo aiuta in questo: l'uomo, come tutto ciò che esiste, travolto dal divenire, è qualcosa di passeggero, ma la terra allora non sarà più popolata? Nietzsche dice di sì, ma da qualcun altro che sappia vivere la morte di Dio: lo ubermensch. Egli sa vivere la morte di Dio, è un oltre uomo. C'è spazio quindi per un essere che non siamo noi, un essere che vive bene senza Dio, senza la morale, senza il dualismo errore-verità. Lo ubermensch è capace di un nichilismo attivo, sa affrontare la morte di Dio, sa superare il senso di abbandono che ne deriva, egli è capace di ciò perché la sua costituzione è fondata sulla volontà di potenza, la volontà che vuole se stessa, che non si libera. La

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