Nietzsche

Nietzsche (1844-1900)

Non esiste un testo che dia la stessa rappresentazione del suo pensiero, è un filosofo molto difficile da trattare.

Storia della critica

Dal 1888 Nietzsche perse completamente la lucidità, la malattia psichica che lo colpiva lo portò al delirio e venne per questo fatto entrare in una casa di cura, in cui veniva assistito dalla madre e dalla sorella. L'erede degli scritti del filosofo dopo la sua morte fu proprio la sorella, moglie di un politico del partito nazionalista
tedesco, che già aveva tinte antisemite. Ella mise insieme gli appunti intitolando lo scritto La volontà di potenza, di tono politico, in cui Nietzsche veniva descritto chiaramente come un sostenitore della grandezza della Germania e razzista. Si potevano trovare nell'opera suggerimenti in questa direzione, ma anche nel senso
opposto, leggendo Nietzsche infatti ci si può rendere perfettamente conto che è un'operazione completamente
errata cercare di isolare singole espressioni ed estrapolarle dal contesto in cui si trovano. Questa opera presenta un Nietzsche politico, teorico di un pensiero di Destra che verrà sfruttato dal nazismo per azioni
propagandistiche. Egli non venne quindi presentato come un filosofo, ma come uno scrittore politico.
Altra immagine fu invece elaborata in Italia da D'Annunzio: un Nietzsche teorico di un estetismo decadente,
un'alternativa estetica alla vita normale (un tipo di personaggio alla Dorian Gray). Anche di questo nelle sue
opere si può trovare traccia, ma vale anche qui il discorso fatto in precedenza sull'estrapolazione dal contesto.
Andando oltre, D'annunzio sembra valorizzare il tema dello ubermensch, che egli traduce come “superuomo” e
si trova traccia di questo in romanzi come La vergine delle rocce. Questa lettura può incontrarsi con il tema
politico dato che questo ubermensch per D'Annunzio consiste nel diritto di coloro che sono più forti di
dominare sui più deboli.
Queste sono state le interpretazioni dominanti fino agli anni '30 del '900, in cui avvenne una svolta ad opera di
Heidegger e Lowith (scrisse un testo intitolato Da Hegel a Nietzsche), i quali pubblicarono opere in cui dicono
che Nietzsche è un filosofo in senso classico e deve essere in continuità con gli altri filosofi tedeschi come Hegel e Marx.
La figura di Nietzsche come filosofo si affermò solo dopo il secondo dopoguerra (anni '50-'60), quando vennero
pubblicate le edizioni critiche dell'opera completa del filosofo, di cui una delle prime in Italia fu quella di Colli
e Montinari pubblicata a partire dal 1967. A seguito di studi che seguirono queste pubblicazioni si scoprirono
molti aspetti della filosofia di Nietzsche. Per avere corsi universitari che non si rifacciano alla visione classica si
devono aspettare gli anni '70. Il pensiero di Nietzsche può essere diviso in varie fasi:

– prima fase: in cui l'opera più importante è La nascita della tragedia dallo spirito della musica;

– seconda fase: definita “fase neoilluminista”;

– terza fase: in cui l'opera di riferimento è Così parlò Zarathustra.

• Prima fase

L'opera di riferimento è La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Questa fase venne chiamata anche
“periodo di Basilea” perché venne chiamato ad insegnare filologia nella sede di quella città, addirittura prima di
aver dato la tesi di dottorato. In questa fase Nietzsche è un giovane facile all'entusiasmo che aveva lasciato alle
spalle la famiglia, la quale lo aveva indirizzato agli studi teologici (suo padre era pastore).
Egli amava il mondo classico e soprattutto greco, aveva conosciuto Schopenhauer e ne era stato influenzato,
aveva conosciuto ed era stato contagiato da Wagner. Il testo nasce dall'unione di questi tre elementi della
formazione nietzschana.
Dato che conosciamo già due dei tre elementi di questa formazione, analizziamo anche il terzo:
Wagner fu una rivoluzione nel mondo della musica, ma per capire bene cosa cambiò con la sua figura dobbiamo
sapere come fosse strutturata l'opera italiana: il massimo rappresentante di questo tipo di fare musica fu Mozart;
nell'opera italiana tutto sembra perfetto, simmetrico e finito. Wagner fece saltare in aria tutto ciò e propose
l'etica della melodia infinita, riprendendo la teoria di Schopenhauer della musica come manifestazione della volontà di vivere.
Nietzsche arrivò attraverso la conoscenza della musica di Wagner a dire che la tragedia greca era rinata nel musicista.
Qual è il segno che per Nietzsche rappresenta il mondo greco?
Per i neoclassici questo era il mondo dell'equilibrio, che costituiva l'immagine ellenistica del mondo greco. Se i
fini degli uomini greci fossero stati la compostezza e la moderatezza non si dovrebbe leggere in Eschilo “Meglio sarebbe non essere mai nati”. Ciò è dimostrazione che alla base del mondo greco non vi era Apollo, ma Dioniso, proprio perché la vita era ritenuta un fluire di eventi senza senso in cui tutto poteva accadere. Dioniso rappresenta proprio il non senso dell'esistenza. Apollo nasce perché ad un certo punto i greci hanno voluto rappresentare il senso della loro esistenza, hanno voluto dare una forma che contenesse il dramma dell'esistenza. La tragedia nasce per rappresentarsi le proprie condizioni. In Eschilo e Sofocle vi era la
manifestazione della subordinazione di Apollo a Dioniso, ma con Euripide avvenne una rottura, la trama si
staccò, i personaggi divennero più statici, la psiche divenne mutevole e legata agli eventi, la dialettica assunse
un'esistenza di per sé. Colui che portò a ciò fu Socrate, un uomo razionale per istinto, il quale entrò nella tragedia e la uccise, entrò nel mondo della Grecia classica e lo distrusse, così iniziò la decadenza dell'occidente.
La Grecia con Socrate iniziò a pensare che al fondo del mondo non vi fosse il non senso, ma la razionalità. La
Grecia iniziò così a dire con Platone, alla base del quale vi stava la visione socratica, che il vero mondo era
quello dell'essere, non più quello della realtà sensibile. Nietzsche ritiene la triade filosofica classica non come
l'apogeo della cultura greca, ma l'inizio della sua decadenza, il vero apogeo, per il filosofo, era invece Eraclito.
In Nietzsche troviamo, proprio come Marx, una dietrologia e per questo verrà definito un “maestro del sospetto”: Cosa ci sta dietro la realtà?
Secondo il filosofo dietro la realtà ci sta l'abisso, il non senso. L'influenza di Schopenhauer è qui evidente: vi è
un fenomeno dietro al quale vi è un divenire senza senso. Mentre Schopenhauer vuole raggiungere la noluntas, Nietzsche vuole guardare in faccia la tragicità della vita, l'unica soddisfazione possibile è una rappresentazione tragica di tutto ciò attraverso la rinascita della tragedia in Wagner, l'arte dionisiaca, tragica, che dice la verità e non che la nasconde, questa è l'arte che deve essere riscoperta. L'unica esperienza per cui io esco dalla tragicità della vita è la tragedia, un'estetica che ci permette di vedere in faccia la realtà.
Sempre per descrivere la prima fase del pensiero del filosofo dobbiamo fare riferimento ad un'altra importante opera: Considerazioni inattuali. Queste considerazioni sono 4 e la più importante è la seconda: Sull'utilità e il danno della storiografia per la vita. Questa è la prima radicale critica alla visione della storia dello storicismo ottocentesco e una visione simile la possiamo trovare in Leopardi (studiato da Nietzsche).
L'umanità occidentale ha ovunque rimembranze del passato che le ricordano cosa c'è stato prima di lei. Per Nietzsche tutti gli uomini sono epigoni e da questa presenza intorno a loro essi avvertono questa malattia che è un l'eccesso storico, malattia che rende vecchi dentro e non creativi.
Caratteristiche dello storicismo erano collocare ogni cosa in un contesto storico e individuare il punto della
storia in cui ci si trovava in base al periodo che mancava alla fine di essa. Nietzsche denuncia questa visione
della storia, vuole ritrovare la libertà, la creatività e se ogni uomo non riuscisse in ciò allora rimarrebbe solo il
suo passato e sarebbe morto.
Questa riflessione sulla storia è approfondita ulteriormente da un'analisi dei tre modi di vedere la storia secondo
Nietzsche:

1. Storiografia monumentale: chi guarda al passato per cercare dei modelli. Qui l'utilità sta nell'avere
bisogno di modelli a cui ispirarsi, ma il danno può essere schiacciarsi su quel modello.

2. Storiografia antiquaria: la ricerca di tracce del proprio passato. Il passato è importante perché ci fa
capire da dove veniamo, ma tale passato può anche portarci a vivere solo in esso se esageriamo in
questa ricerca.

3. Storiografia critica: il modo di vedere la storia più amato da Nietzsche. Qui si vuole capire il proprio
passato per liberarsene, promuovendo la creatività, ma il danno può essere dimenticarsi di tale passato
da cui si viene, negando così le proprie origini.
Con quest'analisi il filosofo vuole mettere in evidenza i limiti del pensiero del suo tempo.
Questa prima fase si esaurisce progressivamente fino al 1876, anno in cui iniziano per lui nuovi interessi.

• Seconda fase

Nella seconda metà degli anni '70 e con l'opera Umano, troppo umano (1878), dedicata a Voltaire, si entra nella
fase neoilluminista di cui un'altra opera importante fu ad esempio La gaia scienza. Nietzsche è convinto fino
alla pubblicazione dello Zarathustra (1883) di dover smantellare le menzogne millenarie con l'aiuto della
scienza e di risolvere i problemi tipici della filosofia, come ad esempio la morale, utilizzando il metodo
scientifico. Egli era un uomo molto aggiornato dal punto di vista scientifico, nella sua biblioteca infatti vennero ritrovati molti libri di scienza moderna (chimica, fisica e biologia) ed è importante ricordare che il filosofo
conosceva la teoria evolutiva di Darwin, entrata da poco in circolazione.
Bisogna sapere cosa ci sta dietro alle menzogne millenarie e ciò che più interessa a Nietzsche è cosa ci stia
dietro la morale corrente (questo tema è trattato nell'opera Genealogia della morale). La morale è diversa nei
vari paesi, ma ha tratti in comune come ad esempio il carattere filantropico. La critica va a questo spirito morale
buonista. Noi umani secondo la scienza siamo animali in cui i sentimenti sono dovuti a particolari contatti
chimico-fisici. In ottica evolutiva possiamo dire che in una cucciolata ad esempio non tutti sopravvivono e più deboli soccombono, la nostra morale invece ci dice che il debole deve essere aiutato e proprio qui capiamo cosa
sia cambiato. Nell'umanità i più fragili, i più deboli, che dovevano soccombere per il bene della specie umana,
inventato questo strumento di sopravvivenza che è la morale di origine platonica, creata dai poveri, ovvero il cristianesimo, hanno fatto sì che gli venisse concesso di sopravvivere. I più poveri hanno quindi convinto le classi superiori che l'uguaglianza fosse una cosa giusta. Nietzsche propone Dioniso contro il crocifisso, dice che
c'è un costume per cui ciò che è debole è bello e questo è un indebolimento della specie in cui i più deboli hanno trovato modo di sopravvivere. La morale degli schiavi è così diventata morale dei signori. Nietzsche
contrappone la morale dei signori contro quella degli schiavi e richiama l'emancipazione da questa morale platonico-cristiana, che porterà, se non combattuta, all'estinzione.
La morale esprime i bisogni umani, troppo umani di un determinato gruppo di persone, dietro ad ogni morale vi
stanno bisogni animali. La morale dominante in occidente è una morale filantropica, dell'altruismo, della
solidarietà, dell'amore, una morale che vuole ridimensionare la disuguaglianza per affermare un'uguaglianza,
Nietzsche vuole proprio scoprire la genealogia di questa morale. È avvenuto che i più deboli, ovvero coloro che
biologicamente non avevano prospettive, hanno affermato i loro valori a discapito dei più forti. Siamo in una società quindi guidata dai deboli, dagli schiavi ed è anche questa una degenerazione rispetto al mondo antico, in
cui regnavano i valori dell'aristocrazia. Nietzsche chiama questa morale dei deboli anche “morale del
risentimento”, risentimento di coloro che capendo la loro debolezza si sono risentiti verso i più forti e con il
loro vittimismo hanno affermato la loro morale.
Una visione politica di questa morale prevede un programma antidemocratico, antiegualitario, antialtruista, ma a Nietzsche ciò non interessava, egli aveva solo l'intenzione di indagare l'esistente e scoprire gli inganni che stanno dietro il reale. La società è dispotica, ma in modo indiretto, un dispotismo dei deboli, che generano il senso di colpa dei più forti.
Questa visione della società fu analizzata da intellettuali come Freud studiando la psicologia delle masse, ma
soprattutto guardando al ceto medio, in cui regna questo senso di risentimento.
Nietzsche fa una polemica contro l'ipocrisia della società del suo tempo, governata dal senso di colpa dei più
forti stimolato dai più deboli. Egli in questa fase non vuole creare una nuova società, ma distruggere quella
esistente. Secondo il filosofo la morale è sempre morale di parte, in cui le regole del gioco di qualcuno si
impongono come dominanti.
Il discorso di Nietzsche in queste opere non si limita però solo alla morale, ma a tutti i valori, egli infatti ritiene che la società occidentale crei continuamente valori, ma subito dopo inizi a criticarli, noi secondo il filosofo infatti costruiamo sì valori, idee, teorie, ma contemporaneamente elaboriamo una critica a tali scoperte. Questo modo di fare è portato oggi alle estreme conseguenze, i valori creati secoli or sono non valgono più ormai e
questa tendenza caratterizza il nichilismo della cultura occidentale, una cultura che distrugge, che riesce a
creare, ma al tempo stesso non può fare a meno di criticare ciò che ha creato. L'umanità non riesce a credere nei
valori che noi stessi abbiamo creato. Questa tematica è riassunta nella frase Dio è morto, presente ne La gaia scienza, in cui si fa riferimento non solo al Dio delle religioni, ma alla morte di tutti i valori (aforisma integrale a pag. 397-398). L'umanità occidentale non sarà in grado di vivere la situazione derivante dall'omicidio di Dio.
Essa è vittima di un nichilismo passivo, in cui subisce l'annientamento dei valori e non riesce a rovesciarli, non
è in grado di creare un nichilismo attivo, in cui essa riesca ad ammettere questo omicidio, poiché tenderà sempre a negarlo, a giustificarsi per l'accaduto, dato che non può vivere senza un Dio. C'è quindi bisogno di una
mutazione per far sì che l'umanità riesca a superare la morte di Dio: loubermensch.
Con la morte di Dio muore anche il dualismo errore-verità, dietro il concetto di Dio vi sta infatti il nostro modo
di valutare la vita in termini di giusto o sbagliato. Il testo in cui Nietzsche fa riferimento a ciò è appunto Al di là
del bene e del male, in cui questo modo di valutare la vita viene definito concluso, l'umanità non ce la fa più ad
esprimersi in termini di giusto o sbagliato. Non ce la facciamo ad essere ciò che dovremmo essere, ci manca qualcosa, siamo orfani, figli senza Dio padre. Colui che è morto fa quindi sentire la propria presenza, in questi termini non siamo più condizionati dall'esistenza, ma dall'essenza di Dio.

• Terza fase

L'opera di riferimento è Così parlò Zarathustra, pubblicata nel 1883. Zarathustra fu un antico profeta persiano che Nietzsche immagina ritornato per un annuncio. L'immagine del profeta richiama qui la figura dei profeti biblici, ma è molto diversa per quanto riguarda il contenuto delle sue profezie. In quest'opera il filosofo sembra dire che non si possa spiegare, ma solo interpretare la realtà, vuole evidenziare la variabilità del mondo.
Gli annunci dello Zarathustra sono 4:

1. la morte di Dio;
2. lo ubermensch;
3. la volontà di potenza;
4. l'eterno ritorno dell'eguale.

C'è chi prende questi annunci come tappe verso il futuro, altri ritengono che siano provocazioni, una descrizione della crisi del suo presente, ciò che non sa nell'umanità attuale. Questo non vuole essere quindi un discorso positivo sul futuro, ma egli vuole mostrare quanto sia incerto il presente.
Il punto di partenza è quello della morte di Dio già espresso precedentemente ne La gaia scienza. Nietzsche ritiene che l'umanità sia l'ultima umanità, l'ultimo stadio dell'umanità così come si è evoluta. È messa qui in discussione la stabilità del modo di essere dell'umanità, l'essere umano è infatti destinato secondo il filosofo al superamento, Nietzsche dice: L'uomo è una corda tesa tra bestia e ubermensch. Il darwinismo aiuta in questo: l'uomo, come tutto ciò che esiste, travolto dal divenire, è qualcosa di passeggero, ma la terra allora non sarà più popolata? Nietzsche dice di sì, ma da qualcun altro che sappia vivere la morte di Dio: lo ubermensch. Egli
sa vivere la morte di Dio, è un oltre uomo. C'è spazio quindi per un essere che non siamo noi, un essere che
vive bene senza Dio, senza la morale, senza il dualismo errore-verità. Lo ubermensch è capace di un nichilismo
attivo, sa affrontare la morte di Dio, sa superare il senso di abbandono che ne deriva, egli è capace di ciò perché
la sua costituzione è fondata sulla volontà di potenza, la volontà che vuole se stessa, che non si libera. La volontà umana, sotto secoli di morale, è frenata, critica, piegata al Tu devi, quella dello ubermensch invece sa dire Io voglio senza alcun Io devo, non limita quindi la sua capacità espressiva. Questo è un tipo di volontà che difficilmente riusciamo a pensare proprio perché questa nuova umanità è diversa da noi. La volontà di potenza, a differenza di come era presentata nell'opera pubblicata dalla sorella, non è volontà di sopraffazione, Nietzsche
non la presenta in questo modo, ma come piena espressione di sé.
Questo discorso è chiarito dall'immagine della metamorfosi da cammello (l'animale che sopporta la fatica), al leone (l'animale distruttore, critico) al bambino (colui che vive l'esistenza in modo completamente ludico, un'attività fine a se stessa, prende il divenire e le cose così come sono, dà ad esse un senso che è quello del gioco, i bambini danzano con il divenire, ma bisogna tenere di conto che il gioco può essere anche crudele). Lo ubermensch è rappresentato dal bambino, prende la terra per quella che è, egli è fedele alla terra, non pretende
di distinguersi dal divenire della natura, ma nella sua insensatezza l'accetta per quella che è e in questo trova il suo spazio di libertà.
Nietzsche tratta anche l'eterno ritorno dell'eguale, espressione dello stoicismo che affermava che il corso del
mondo si ripeteva perennemente, si distruggeva e ricominciava da capo. Questa è l'idea più terribile che il
filosofo ebbe. Nietzsche non intende attribuire a questa espressione un significato cosmologico, ma anche
questa è una provocazione, vuole offrire una concezione del tempo diversa da quella lineare che si era affermata
con il cristianesimo. Ogni momento per il cristianesimo è irripetibile, per Nietzsche questo è il tempo della morale, la quale ha senso solo in questa concezione lineare. “Eterno ritorno dell'eguale” significa che c'è sempre tempo e quindi la morale non ha senso, la concezione temporale dello ubermensch è ciclica, per cui non
ci sono momenti decisivi, vive in modo rilassato, non percepisce alcun Tu devi, non ha una concezione di cambiamento. Questo è il pensiero più terribile perché si mette in discussione la struttura antropologica che rende possibile la morale.

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